Introduzione
Il dibattito sulle leggi elettorali straniere ha per decenni ossessionato la politica italiana. Si è discusso, con toni da tifoseria, se fosse meglio importare il modello francese, quello britannico o addirittura quello tedesco. Tuttavia, l’attualità ci consegna un messaggio chiaro: non esiste un sistema elettorale perfetto. La stabilità dei governi non dipende tanto dalle regole scritte sulla carta, quanto dalla volontà del popolo sovrano e dalle circostanze politiche.
I modelli francesi e britannici: un mito infranto
In Francia, patria del semi-presidenzialismo con doppio turno, il mito della stabilità è crollato. In meno di due anni si sono alternati cinque primi ministri. Non proprio un segno di governabilità.
In Gran Bretagna, con il maggioritario a turno secco, i primi ministri hanno avuto vita ancora più breve. Dal 2022 ad oggi, si sono succeduti quattro inquilini a Downing Street, tra conservatori e laburisti. Un record che smonta l’idea del modello “solido” e “stabile” britannico.
Chiunque guardi a Parigi o Londra come esempi da seguire dovrebbe oggi riconsiderare le proprie convinzioni.
Germania: il proporzionale “stabile” che non lo è più
Per anni il modello tedesco è stato citato come esempio di equilibrio tra rappresentanza e governabilità. Tuttavia, anche a Berlino lo scenario è cambiato. Negli ultimi cinque anni si sono succeduti due cancellieri: Olaf Scholz e l’attuale Friedrich Merz.
I lunghi sedici anni di Angela Merkel e i sedici di Helmut Kohl sembrano ormai un ricordo lontano. Anche il sistema proporzionale personalizzato con sbarramento al 5% non è più sinonimo di stabilità eterna.
Il mito delle leggi elettorali straniere
Per trent’anni, in Italia, si è discusso con fervore delle virtù dei modelli esteri. C’era chi esaltava quello spagnolo e persino chi guardava al sistema australiano come a una formula magica.
La realtà è un’altra: la democrazia non è un abito confezionato su misura secondo teorie politologiche. Ogni Paese ha dinamiche sociali, culturali e storiche che rendono unico il funzionamento delle proprie istituzioni. Un modello che funziona altrove non è detto che funzioni anche da noi.
La vera lezione: il popolo sovrano
L’esperienza recente di Francia, Gran Bretagna e Germania dimostra che la volontà popolare resta l’unico criterio imprescindibile. Le elezioni, anticipate o regolari, non sempre garantiscono governi duraturi. Tuttavia, esse sono il segno più evidente della vitalità democratica.
La Corte Costituzionale italiana ha chiarito che ogni legge elettorale deve bilanciare rappresentanza e governabilità. Non serve cercare ricette miracolose all’estero. Serve invece una soluzione coerente con la storia, le istituzioni e la società italiana.
Verso una nuova legge elettorale italiana
Il Parlamento italiano sarà presto chiamato a riformare ancora una volta il sistema elettorale, soprattutto in caso di approvazione della riforma costituzionale sull’elezione diretta del Presidente del Consiglio.
Il compito dei legislatori sarà arduo, ma anche un’opportunità storica. In fondo, l’Italia è il Paese di Machiavelli: creatività e ingegno non mancano. Ciò che conta davvero è non cadere più nella tentazione dell’esterofilia acritica.
Conclusione
Non esiste la legge elettorale perfetta. Non in Francia, non in Germania, non in Gran Bretagna. Ogni modello porta con sé luci e ombre. L’unico punto fermo è la centralità della volontà popolare.
La politica italiana deve accettare questa verità e smettere di inseguire i miti delle leggi elettorali straniere. L’abito unico vale solo per le uniformi dei regimi autoritari, non per la democrazia.
