Stellantis svela piano di investimenti da 13 miliardi negli USA

Alessandro Angelone
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Stellantis investe 13 miliardi negli USA: cambio di rotta o addio all’Europa?

Stellantis investe 13 miliardi negli USA per aumentare la produzione del 50% e creare oltre 5.000 posti di lavoro. Lo ha annunciato il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra FCA e PSA, confermando un piano di sviluppo che rappresenta il più grande della sua storia centenaria.

Un colosso che guarda sempre meno all’Europa e sempre più agli Stati Uniti, dove il vento politico (e doganale) sta cambiando. Con il ritorno dei dazi promossi dall’amministrazione Trump, importare conviene meno, produrre in loco di più. Il risultato? Un investimento senza precedenti.


Un piano da record: cosa prevede il maxi-investimento?

Il progetto quadriennale include una serie di interventi su impianti chiave:

  • Warren, Michigan: dal 2028, lo stabilimento produrrà un nuovo SUV ibrido plug-in e una versione a motore convenzionale.
  • Detroit: la fabbrica sarà rinnovata per la produzione della Dodge Durango di nuova generazione, a partire dal 2029.
  • Belvidere (Illinois): l’impianto sarà riaperto per la produzione della Jeep Cherokee e della Jeep Compass.
  • Toledo, Ohio: verrà realizzato un nuovo camion di medie dimensioni.

Secondo quanto affermato da Antonio Filosa, CEO di Stellantis, “questo investimento stimolerà la nostra crescita, rafforzerà i nostri impianti produttivi e porterà più posti di lavoro americani negli Stati che consideriamo la nostra casa”.


Una scelta dettata dai dazi (e dalla politica)

Nel 2024, oltre il 40% delle vendite di Stellantis negli USA derivava da veicoli importati. Ma i nuovi dazi voluti dal presidente Donald Trump cambieranno drasticamente questo equilibrio. In prospettiva, produrre in loco sarà l’unica opzione competitiva.

Una scelta che suona come una doccia fredda per l’Europa, e in particolare per l’Italia. Gli stabilimenti nostrani, già sotto pressione, rischiano un ulteriore indebolimento. Un piano di rilancio? Per ora non pervenuto.


Le reazioni italiane: tra silenzi e accuse

L’annuncio ha gettato un’ombra lunga sul dibattito politico italiano. Le parole di Carlo Calenda, pronunciate appena tre giorni fa, suonano oggi particolarmente vuote:

«John Elkann non ha le capacità gestionali per restare al vertice».

Anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, si è limitato a un timido invito:

«Se il Parlamento lo chiede, Elkann torni in Parlamento».

Ancora più assordante è il silenzio del leader della CGIL Maurizio Landini, che non ha commentato l’abbandono, di fatto, di una parte dell’industria italiana da parte di Stellantis.


Il mercato reagisce, ma le agenzie restano prudenti

Dopo l’annuncio del maxi investimento, il titolo Stellantis ha registrato un netto recupero in Borsa. Gli investitori sembrano aver apprezzato la svolta americana. Le agenzie di rating, invece, restano caute. La sostenibilità finanziaria di un piano così ambizioso sarà tutta da dimostrare.


Europa fuori dai giochi?

La sensazione generale è che Stellantis stia riallocando il cuore della sua attività industriale lontano dall’Europa. Non è un’ipotesi, ma un dato di fatto. L’Italia, che ha visto negli ultimi anni la chiusura o il ridimensionamento di numerosi impianti produttivi, rischia ora il colpo di grazia.

E mentre negli Stati Uniti si costruisce, in Italia si discute. Le istituzioni faticano a proporre soluzioni credibili. Il settore auto, strategico per l’economia nazionale, sembra essere stato dimenticato o peggio: considerato un peso.


Conclusione: un investimento che parla chiaro

Il piano da 13 miliardi di dollari di Stellantis negli Stati Uniti è una dichiarazione di intenti. È una strategia industriale, ma anche politica. È una scelta economica che, però, ha ricadute sociali e geopolitiche.
Mentre si accendono i motori negli USA, in Europa si sentono solo i giri a vuoto.

Per l’Italia, è ora di smettere di inseguire Stellantis e iniziare a pensare a un nuovo modello industriale. Prima che sia troppo tardi.

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Svolgo la professione di Dottore Commercialista e di Revisore Contabile. Mi interessa molto la materia della Finanza Pubblica. Sono appassionato di tecnologia. Sempre pronto al confronto!
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