Introduzione
La nuova cedolare secca rischia di diventare la tassa più impopolare del 2026. Mascherata da riforma equa, si rivela un colpo mirato al cuore del settore degli affitti brevi. Ad annunciarne la paternità è stato il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha dichiarato senza mezzi termini che si tratta di una misura necessaria per «contrastare la carenza di alloggi». Ma questa presa di posizione ha scatenato un vero terremoto politico.
La mossa (in)geniale: come funziona la nuova norma
Nella legge di Bilancio 2025 era già stata prevista un’aliquota base del 26%, lasciando però ai locatori una via di fuga: la possibilità di affittare un solo immobile al 21%, dichiarandolo esplicitamente.
Ora arriva la cosiddetta “soluzione di compromesso”, che si presenta come un atto di buon senso ma che, nei fatti, penalizza il 90% del mercato.
Chi paga il 21%?
Solo chi gestisce tutto autonomamente. Niente Airbnb, niente Booking, niente agenzie: solo chi affitta “alla vecchia maniera”.
Chi paga il 26%?
Chiunque si affidi a un intermediario. E il mercato moderno funziona quasi esclusivamente tramite piattaforme online. Il risultato? Un aumento fiscale generalizzato, travestito da norma di equilibrio.
La stessa relazione tecnica del governo lo conferma: 9 locatori su 10 continueranno a usare i portali, rinunciando di fatto all’aliquota ridotta.
Il governo contro se stesso
Nel grottesco teatro della politica italiana, il paradosso si manifesta apertamente: una norma promossa da un ministro viene rinnegata dal suo stesso partito e dagli alleati.
Giorgetti: il padre irremovibile
Il Ministro dell’Economia difende la misura con fermezza. Secondo lui, la nuova cedolare secca non è solo uno strumento fiscale, ma una risposta all’emergenza abitativa. Le stime di gettito, sono abbastanza risibili: 100 milioni di euro su una manovra che sposta 18 miliardi.
Forza Italia e Lega: i fratelli ribelli
Antonio Tajani (FI) non ha dubbi: “Vogliamo che tutto resti com’è”. La Lega, per voce di Salvini, si spinge oltre: “La norma verrà cancellata”. Un’affermazione clamorosa, visto che Giorgetti è proprio della Lega. Siamo davanti a una contraddizione evidente, che mette in discussione la coerenza dell’intero esecutivo.
Fratelli d’Italia: i mediatori silenziosi
Il partito della Premier Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, tenta di abbassare i toni. “Non è una norma irrinunciabile”, filtrano da Palazzo Chigi. Una frase che apre la strada a una possibile retromarcia parlamentare, magari con modifiche cosmetiche.
Il settore insorge: la protesta è unanime
Il mondo degli affitti brevi, da sempre frammentato, si ritrova improvvisamente unito contro il nuovo provvedimento.
- Airbnb ricorda che ha versato oltre 100 milioni di euro in imposta di soggiorno, contribuendo concretamente alle casse comunali.
- Confedilizia parla chiaro: “La norma va eliminata”.
- Unione dei Consumatori va oltre, denunciando profili di incostituzionalità e invocando l’intervento della Corte.
Analisti del settore e fiscalisti indipendenti, confermano che la misura rischia di scoraggiare la legalità, spingendo molti proprietari verso il sommerso.
Conclusione: fine annunciata o bluff fiscale?
È difficile prevedere se questa norma resterà in piedi. Ma una cosa è certa: ha già fatto emergere tutte le contraddizioni del governo, le fragilità del sistema fiscale italiano e le tensioni tra esigenze sociali e libertà economiche.
In Parlamento si giocherà una partita delicatissima. La nuova cedolare secca verrà cancellata, riscritta o lasciata intatta? Le prossime settimane saranno decisive.
