Landini e la Cgil contro la precarietà: verità o paradosso?
Sabato prossimo la Cgil tornerà in piazza per protestare contro la precarietà e il lavoro povero. Una battaglia apparentemente nobile, che però solleva più di una perplessità. A guidarla sarà Maurizio Landini, segretario del più grande sindacato italiano, noto per i suoi toni accesi contro lo sfruttamento del lavoro. Ma siamo sicuri che le sue azioni corrispondano alle parole?
“Landini e la Cgil contro la precarietà” è diventata ormai uno slogan da talk show, spesso privo di riscontro concreto. Il contrasto tra il messaggio pubblico del sindacato e le pratiche interne è ormai evidente.
Predicare bene, assumere male
Landini è noto per attaccare il precariato. Tuttavia, le strutture Cgil assumono a tempo determinato, e non certo per casi isolati. Gli annunci pubblicati recentemente, soprattutto per la campagna fiscale dei CAF, parlano chiaro: contratti temporanei per compilatori 730, con diploma come unico requisito e formazione gratuita. Il tutto, ovviamente, subordinato alla disponibilità dei fondi. Una frase degna della peggior agenzia interinale.
«Non possiamo più accettare un lavoro precario, povero, senza futuro!»
— Maurizio Landini, pochi giorni prima dell’annuncio di nuove assunzioni a tempo
Contratti collettivi da 5 euro lordi l’ora
La contraddizione si aggrava se si considera che molti contratti nazionali firmati dalla Cgil (insieme a Cisl e Uil) prevedono minimi tabellari da 5 euro lordi l’ora. Una cifra ben lontana da quel salario minimo di 9 euro che Landini invoca con foga in televisione.
Il messaggio che arriva ai lavoratori è confuso: da una parte si rivendicano diritti, dall’altra si accettano condizioni salariali indegne. Non è solo una questione di forma: è una perdita di credibilità.
Sindacato o agenzia del lavoro?
La verità è che la Cgil non combatte la precarietà: la gestisce. Come ogni grande struttura, ha necessità operative e logistiche che la portano a riprodurre gli stessi meccanismi che ufficialmente denuncia.
I CAF e le strutture territoriali, ad esempio, hanno bisogno di personale stagionale. E invece di spingere per una stabilizzazione, normalizzano il lavoro precario. Così il sindacato si trasforma, nei fatti, in un datore di lavoro simile a quelli che critica.
La lotta di classe… solo nei comizi
C’è chi parla di “lotta di classe a parole”, ed è difficile dargli torto. Le manifestazioni annunciate per sabato si presentano come eventi drammatici, con toni apocalittici e slogan roboanti. Ma dietro i megafoni, la realtà quotidiana delle pratiche sindacali racconta una storia diversa.
Questa non è una semplice accusa alla Cgil o a Landini come persona. È una riflessione necessaria su come i grandi corpi intermedi del lavoro stanno perdendo il contatto con la base, e con la coerenza.
Verso una vera tutela del lavoro?
Servirebbe una riforma culturale prima ancora che legislativa. Un sindacato che difende i diritti dei lavoratori non può replicare le stesse logiche che dice di voler combattere. Se davvero Landini vuole guidare una battaglia contro la precarietà, deve cominciare dalla propria casa.
E magari, la prossima volta che si scende in piazza, sarebbe utile portare anche i contratti collettivi firmati negli ultimi anni, per discuterli con chi quei 5 euro l’ora li vive sulla propria pelle.
