🔍 Introduzione
I fermi Stellantis che hanno colpito diversi stabilimenti europei nelle ultime settimane non sono semplici pause produttive legate alla stagionalità. La narrazione ufficiale dell’azienda parla di “ottimizzazione produttiva”, ma un’analisi più approfondita rivela un quadro ben più articolato, che solleva interrogativi cruciali sul futuro del comparto automotive in Europa. In questo articolo sveliamo le 4 verità nascoste dietro questa nuova ondata di sospensioni operative che, tra Francia, Germania, Italia e Polonia, interessa migliaia di lavoratori e mette in discussione alcune certezze del mercato automobilistico.
🚗 1. Il Paradosso della Panda: la più venduta si ferma
La Fiat Panda, l’auto più venduta in Italia, ha subito uno stop alla produzione nello stabilimento di Pomigliano d’Arco tra il 29 settembre e il 6 ottobre. È una decisione che lascia perplessi: come può un modello leader fermarsi?
Fonti come MF-Milano Finanza parlano chiaramente di “segnali di debolezza” e ipotizzano una riduzione dei turni produttivi da novembre 2025. Tuttavia, la comunicazione ufficiale di Stellantis liquida tutto come un normale aggiustamento per la stagionalità del mercato.
Ma davvero una flessione stagionale giustifica lo stop del modello più venduto?
Molti osservatori ritengono che si tratti piuttosto di un primo segnale di un calo strutturale della domanda. Se così fosse, l’ipotesi di un futuro dimezzamento dei turni produttivi avrebbe basi ben più profonde della semplice “ottimizzazione”.

🛑 2. Alfa Romeo e la doppia faccia del Tonale
Anche il SUV Tonale, punta di diamante dell’offerta Alfa Romeo, è stato fermato tra il 29 settembre e il 10 ottobre. Un portavoce interno parla di “forte calo degli ordini”. E i dati lo confermano.
Nel primo semestre 2025, le immatricolazioni europee di Alfa Romeo sono crollate in mercati chiave:
- 🇫🇷 Francia: -7,9%
- 🇩🇪 Germania: -4,8%
- 🇮🇹 Italia: -3,6%
- 🇧🇪 Belgio: -10,9%
- 🇳🇱 Olanda: -5,5%
Eppure, nello stesso periodo il marchio Alfa Romeo è cresciuto del 20% a livello globale, segno che fuori dall’Europa la domanda tiene (o cresce). Questo evidenzia una strategia commerciale a due velocità: mentre l’Europa arranca, Stellantis punta su mercati extra UE come Medio Oriente, Asia e Americhe.
🌍 3. Non è solo Pomigliano: la crisi è continentale
La crisi della domanda non è un’esclusiva italiana. Diversi impianti europei di Stellantis hanno annunciato fermi temporanei:
- Poissy (Francia)
- Eisenach (Germania)
- Saragozza e Madrid (Spagna)
- Tychy (Polonia)
Questa rete di sospensioni delinea una crisi diffusa, non una somma di casi isolati. Il mercato europeo dell’automotive è sotto pressione, tra transizione elettrica, crisi dei microchip e rallentamento degli acquisti da parte delle flotte aziendali.
Secondo ACEA – European Automobile Manufacturers’ Association, le vendite di auto in Europa sono calate del 3,2% nel secondo trimestre 2025, confermando la tendenza.
👷 4. I lavoratori pagano subito: 3.750 in solidarietà a Pomigliano
Dietro ogni strategia aziendale, ci sono vite e famiglie coinvolte. A inizio settembre 2025, lo stabilimento di Pomigliano ha prorogato i contratti di solidarietà per 3.750 lavoratori.
Ora, a poche settimane da quella proroga, arriva lo stop produttivo. Il messaggio è chiaro: ogni minima variazione del mercato si riflette immediatamente sui lavoratori. La precarietà è diventata la norma.
L’uso ricorrente dei Cds (Contratti di Solidarietà) mostra come l’azienda scelga di assorbire i colpi di mercato scaricandone l’effetto sul costo del lavoro. Una strategia forse efficace nel breve periodo, ma che mina la coesione e la stabilità sociale.
🧩 Conclusione: strategia agile o segnali di crisi?
Le decisioni di Stellantis possono essere lette in due modi:
- Visione ottimistica: l’azienda sta dimostrando una grande agilità strategica, tagliando la produzione quando serve e puntando su mercati in espansione.
- Visione critica: siamo davanti ai primi sintomi di una crisi strutturale dell’automotive europeo, messo alle strette dalla transizione ecologica e dalla stagnazione economica.
Nel frattempo, i lavoratori restano il primo anello a pagare il prezzo. E il destino di modelli simbolo come Panda e Tonale si fa incerto.
