Un gigante che si allontana
La grande fuga di Stellantis dall’Italia è ormai una realtà difficile da ignorare. L’ultimo rapporto della Fiom-Cgil fotografa un disimpegno progressivo e strutturale che mette in crisi lavoratori, industria e identità nazionale. Non si tratta di un ridimensionamento temporaneo, ma di una ritirata pianificata. I numeri parlano chiaro: meno dipendenti, meno auto prodotte, meno investimenti. Un arretramento che rischia di cancellare in pochi anni oltre un secolo di storia industriale.
Emergenza occupazionale: oltre il 60% dei lavoratori in cassa
Il dato forse più allarmante riguarda l’occupazione. Nel 2020 i dipendenti in Italia erano 37.288, mentre nel 2024 sono scesi a 27.632, con una perdita secca di quasi 10.000 unità. Ma il vero shock è un altro: più del 61% dei lavoratori rimasti, pari a oltre 20.000 persone, è coinvolto in strumenti di sostegno al reddito. Questo significa che la maggioranza della forza lavoro è sostanzialmente inattiva.
Un’intera filiera, dagli stabilimenti ai fornitori, è tenuta in vita dagli ammortizzatori sociali. È una situazione che non può durare a lungo senza trasformarsi in emergenza sociale.
L’illusione del Made in Italy
Molti consumatori pensano ancora che i modelli Fiat, Lancia o Alfa Romeo vengano prodotti nel cuore industriale italiano. In realtà, le nuove scelte strategiche di Stellantis smentiscono questa convinzione.
- Fiat Topolino: prodotta in Marocco
- Fiat 600 e Alfa Junior: prodotte in Polonia
- Nuova Panda: prodotta in Serbia
- Lancia Ypsilon: prodotta in Spagna
Gli stabilimenti italiani restano ai margini, privati delle produzioni di massa. Così, il marchio “Made in Italy” rischia di ridursi a un’etichetta vuota, lontana dalla sostanza produttiva.
Il crollo degli investimenti in ricerca e sviluppo
Un’azienda che crede nel futuro di un Paese investe in innovazione. In Italia, Stellantis ha invece tagliato drasticamente la spesa in Ricerca e Sviluppo, passata da 991 milioni nel 2014 a soli 314 milioni nel 2024. A questo si aggiunge il crollo degli investimenti materiali: meno attrezzature, meno impianti, meno macchinari.
Ancora più grave è la svalutazione per oltre 1 miliardo di euro degli asset italiani nel 2024. Significa che la stessa azienda considera ormai il nostro sistema produttivo marginale e privo di valore strategico.
Una produzione dimezzata in vent’anni
Il declino si misura anche nei numeri delle auto prodotte. Nel 2004 gli stabilimenti italiani producevano oltre mezzo milione di veicoli in più rispetto a oggi. Nel 2024 mancano all’appello più di 515.000 unità e oltre 534.000 motori. Un’emorragia industriale che si riflette anche sul mercato interno: la quota di Stellantis è crollata dal 35% del 2022 al 29% del 2024.
Il calo è rapido e costante, segno che l’Italia non rappresenta più il baricentro commerciale del gruppo.
Quale futuro per l’auto italiana?
Di fronte a questa grande fuga di Stellantis dall’Italia, la domanda non riguarda solo i sindacati o i lavoratori. È un interrogativo che coinvolge il sistema-Paese: quale futuro rimane per la nostra industria automobilistica?
Il rischio è duplice: da un lato, perdere decine di migliaia di posti di lavoro qualificati; dall’altro, perdere una parte fondamentale dell’identità industriale italiana. La mobilitazione annunciata dalla Fiom-Cgil è un segnale forte, ma sarà sufficiente a invertire la rotta?
Collegamenti utili
Per approfondire:
